L’ETICA DELLO SPORT IN MONTAGNA

Il progetto Etica e Sport ha mosso i primi passi in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino.

Inevitabile quindi un’attenzione particolare agli sport alpini, rafforzata anche dalla conformazione del territorio della nostra regione, incorniciata dalle montagne. Proprio sulle montagne si svolge una parte importante, forse quella preminente, delle attività sportive spontanee e praticate da persone di fasce di età molto estese. L’attività fisica e il bisogno di natura si combinano, stimolando

svariati modi di intendere lo sport, attraverso numerosissime pratiche tradizionali e altre nuove che si aggiungono.

 

Per costruire le premesse di una carta etica che, restando nel quadro di quella generale, riguardi in modo più specifico gli sport di montagna è necessario condividere, ed eventualmente discutere, alcuni criteri di riferimento, che propongo qui di seguito.

 

Il mio punto di vista è quello di un appassionato praticante, con un istintiva propensione per il multisport: un mix di attività diverse, che si adattano a ogni stagione e conformazione del territorio.  A un livello tecnico e di prestazioni certamente non elevato, posso accostare un’approfondita conoscenza delle problematiche della montagna e dei professionisti dello sport alpino. La mia attività di regista e produttore multimediale si è recentemente concentrata sulla realizzazione di un nuovo canale televisivo, ALP channel, interamente dedicato alla montagna e ai suoi sport.

 Alcune specificità dello sport in montagna

  • Forte relazione con l’ambiente, nelle sue componenti orografiche e climatiche, con relativa variabilità e parziale imprevedibilità:
    • necessità di conoscere e saper interpretare la natura, sotto svariati aspetti;
    • rilevante componente formativa, individuale e sociale;
    • le attività sportive nell’ambiente naturale patiscono di minore programmabilità rispetto a quelle che utilizzano strutture dedicate;
    • difficile e costosa documentazione e valorizzazione mediatica degli sport che si svolgono in spazi molto ampi.

 

  • Ampio ruolo delle attività non competitive, svolte in gruppi o in solitudine, anche ad altissimo livello; la sfida con sé stessi sostituisce spesso quella con gli avversari:
    • modesta rilevanza del pubblico: pochi spettatori – molti praticanti;
    • complessità e varietà degli apparati organizzativi;
    • necessità di organismi di soccorso, pronto intervento e controllo;
    • delicatezza dell’equilibrio tra libertà individuale e regolamentazioni.

 

  • Flussi di praticanti determinanti per l’economia turistica:
    • interessi parzialmente contrastanti tra l’industria del turismo e la pratica sportiva etica e libera;
    • rilevante importanza della stagionalità e opportunità dell’impegno per contrastarne l’eccessiva concentrazione;
    • elevato impatto e costo delle strutture per lo sport
    • forte utilizzo di mezzi di trasporto.

 

  • Importanza delle attrezzature individuali
    • notevole peso dell’acquisto di attrezzature, sul costo complessivo delle attività;
    • settore industriale piccolo, ma dinamico;
    • continui aggiornamenti da parte delle aziende e difficoltà per gli utenti nel distinguere tra la sollecitazione consumistica e il reale progresso tecnico;
    • l’attrezzatura svolge spesso un ruolo determinante per la sicurezza: necessità di test e della diffusione di valutazioni responsabili.

 

QUATTRO IDEE GUIDA PER LO SPORT IN MONTAGNA

 

1) La montagna è un irrinunciabile territorio di libertà. Il pieno utilizzo della propria libertà individuale, con la presa di coscienza e le responsabilità che comporta, è un fattore di formazione e di crescita civile di grande valore, in una struttura sociale dominata dalle logiche competitive metropolitane e da un sistema di regole sempre più invadente.

Lo sport in montagna deve essere libero, accessibile e responsabile.

2) La relazione con l’ambiente naturale caratterizza lo sport in montagna, tanto da esserne spesso l’elemento fondante. Orografia, clima, stagionalità e la stessa difficile accessibilità di alcuni territori danno origine a discipline sportive appassionanti. Chi le pratica deve adottare comportamenti adeguati a preservare lo scenario naturale montano, che costituisce un inestimabile patrimonio collettivo.

Chi fa sport in montagna deve conoscere la natura, rispettarla e difenderla.

3) La pratica dello sport in montagna comporta dei rischi specifici.  Questi rischi possono essere radicalmente ridotti con una buona conoscenza dell’ambiente, delle discipline praticate e dei criteri di sicurezza. L’imposizione di limitazioni standardizzate attraverso leggi e regolamenti è, per lo più, inefficace. L’immagine della “montagna assassina”, frequentemente proposta dai media, è falsa e dannosa. Va invece condivisa e diffusa la chiara distinzione tra ciò che può essere pericoloso per sé stessi, e rientra negli insopprimibili margini di libertà individuali, e ciò che causa pericolo per gli altri, generando precise responsabilità e possibili colpe.

La sicurezza in montagna si preserva attraverso la diffusione della consapevolezza del rischio, le attività di formazione, la corretta e costante informazione.

4) Nell’evoluzione di molte attività sportive prendono progressivamente piede le componenti spettacolari e consumistiche. A questo corrispondono consistenti interessi economici, in parte del tutto legittimi, in parte devianti.  La produzione di attrezzature, la costruzione di infrastrutture e l’intero settore del turismo sportivo possono indurre a scelte e orientamenti non corrispondenti all’interesse collettivo, né a quello dei singoli individui. E’ compito degli Enti, delle Associazioni, degli organi d’informazione, dei professionisti dello sport e dei singoli appassionati operare affinché il rapporto tra l’artificiale e il naturale, tra le attività libere e quelle organizzate, tra i consumi opportuni e quelli artificiosamente indotti trovi delle linee di equilibrio ampiamente condivisibili.

Lo sport in montagna è anche industria, mercato, lavoro. Tutto ciò deve accompagnare lo sviluppo delle discipline vecchie e nuove senza snaturarne i fondamenti in termini di accessibilità economica, salubrità, qualità della vita e salvaguardia ambientale.

 

Franco Guaschino 28-10-09

Tag: , ,

Un Commento a “L’ETICA DELLO SPORT IN MONTAGNA”

  1. giulio de rita scrive:

    Mi sembra un’ottima iniziativa, la montagna è il futuro dello sport non agonisitco!

Lascia un Commento