Archivio di ottobre 2009

L’ETICA DELLO SPORT IN MONTAGNA

mercoledì, 28 ottobre 2009

Il progetto Etica e Sport ha mosso i primi passi in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino.

Inevitabile quindi un’attenzione particolare agli sport alpini, rafforzata anche dalla conformazione del territorio della nostra regione, incorniciata dalle montagne. Proprio sulle montagne si svolge una parte importante, forse quella preminente, delle attività sportive spontanee e praticate da persone di fasce di età molto estese. L’attività fisica e il bisogno di natura si combinano, stimolando

svariati modi di intendere lo sport, attraverso numerosissime pratiche tradizionali e altre nuove che si aggiungono.

 

Per costruire le premesse di una carta etica che, restando nel quadro di quella generale, riguardi in modo più specifico gli sport di montagna è necessario condividere, ed eventualmente discutere, alcuni criteri di riferimento, che propongo qui di seguito.

 

Il mio punto di vista è quello di un appassionato praticante, con un istintiva propensione per il multisport: un mix di attività diverse, che si adattano a ogni stagione e conformazione del territorio.  A un livello tecnico e di prestazioni certamente non elevato, posso accostare un’approfondita conoscenza delle problematiche della montagna e dei professionisti dello sport alpino. La mia attività di regista e produttore multimediale si è recentemente concentrata sulla realizzazione di un nuovo canale televisivo, ALP channel, interamente dedicato alla montagna e ai suoi sport.

 Alcune specificità dello sport in montagna

  • Forte relazione con l’ambiente, nelle sue componenti orografiche e climatiche, con relativa variabilità e parziale imprevedibilità:
    • necessità di conoscere e saper interpretare la natura, sotto svariati aspetti;
    • rilevante componente formativa, individuale e sociale;
    • le attività sportive nell’ambiente naturale patiscono di minore programmabilità rispetto a quelle che utilizzano strutture dedicate;
    • difficile e costosa documentazione e valorizzazione mediatica degli sport che si svolgono in spazi molto ampi.

 

  • Ampio ruolo delle attività non competitive, svolte in gruppi o in solitudine, anche ad altissimo livello; la sfida con sé stessi sostituisce spesso quella con gli avversari:
    • modesta rilevanza del pubblico: pochi spettatori – molti praticanti;
    • complessità e varietà degli apparati organizzativi;
    • necessità di organismi di soccorso, pronto intervento e controllo;
    • delicatezza dell’equilibrio tra libertà individuale e regolamentazioni.

 

  • Flussi di praticanti determinanti per l’economia turistica:
    • interessi parzialmente contrastanti tra l’industria del turismo e la pratica sportiva etica e libera;
    • rilevante importanza della stagionalità e opportunità dell’impegno per contrastarne l’eccessiva concentrazione;
    • elevato impatto e costo delle strutture per lo sport
    • forte utilizzo di mezzi di trasporto.

 

  • Importanza delle attrezzature individuali
    • notevole peso dell’acquisto di attrezzature, sul costo complessivo delle attività;
    • settore industriale piccolo, ma dinamico;
    • continui aggiornamenti da parte delle aziende e difficoltà per gli utenti nel distinguere tra la sollecitazione consumistica e il reale progresso tecnico;
    • l’attrezzatura svolge spesso un ruolo determinante per la sicurezza: necessità di test e della diffusione di valutazioni responsabili.

 

QUATTRO IDEE GUIDA PER LO SPORT IN MONTAGNA

 

1) La montagna è un irrinunciabile territorio di libertà. Il pieno utilizzo della propria libertà individuale, con la presa di coscienza e le responsabilità che comporta, è un fattore di formazione e di crescita civile di grande valore, in una struttura sociale dominata dalle logiche competitive metropolitane e da un sistema di regole sempre più invadente.

Lo sport in montagna deve essere libero, accessibile e responsabile.

2) La relazione con l’ambiente naturale caratterizza lo sport in montagna, tanto da esserne spesso l’elemento fondante. Orografia, clima, stagionalità e la stessa difficile accessibilità di alcuni territori danno origine a discipline sportive appassionanti. Chi le pratica deve adottare comportamenti adeguati a preservare lo scenario naturale montano, che costituisce un inestimabile patrimonio collettivo.

Chi fa sport in montagna deve conoscere la natura, rispettarla e difenderla.

3) La pratica dello sport in montagna comporta dei rischi specifici.  Questi rischi possono essere radicalmente ridotti con una buona conoscenza dell’ambiente, delle discipline praticate e dei criteri di sicurezza. L’imposizione di limitazioni standardizzate attraverso leggi e regolamenti è, per lo più, inefficace. L’immagine della “montagna assassina”, frequentemente proposta dai media, è falsa e dannosa. Va invece condivisa e diffusa la chiara distinzione tra ciò che può essere pericoloso per sé stessi, e rientra negli insopprimibili margini di libertà individuali, e ciò che causa pericolo per gli altri, generando precise responsabilità e possibili colpe.

La sicurezza in montagna si preserva attraverso la diffusione della consapevolezza del rischio, le attività di formazione, la corretta e costante informazione.

4) Nell’evoluzione di molte attività sportive prendono progressivamente piede le componenti spettacolari e consumistiche. A questo corrispondono consistenti interessi economici, in parte del tutto legittimi, in parte devianti.  La produzione di attrezzature, la costruzione di infrastrutture e l’intero settore del turismo sportivo possono indurre a scelte e orientamenti non corrispondenti all’interesse collettivo, né a quello dei singoli individui. E’ compito degli Enti, delle Associazioni, degli organi d’informazione, dei professionisti dello sport e dei singoli appassionati operare affinché il rapporto tra l’artificiale e il naturale, tra le attività libere e quelle organizzate, tra i consumi opportuni e quelli artificiosamente indotti trovi delle linee di equilibrio ampiamente condivisibili.

Lo sport in montagna è anche industria, mercato, lavoro. Tutto ciò deve accompagnare lo sviluppo delle discipline vecchie e nuove senza snaturarne i fondamenti in termini di accessibilità economica, salubrità, qualità della vita e salvaguardia ambientale.

 

Franco Guaschino 28-10-09

La battaglia per la difesa, la tutela e lo sviluppo della montagna

lunedì, 19 ottobre 2009

Lunga chiacchierata con il Dott. Lido Riba, Presidente Regionale dell’UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.

La conversazione con il Dott. Riba è stata come una lezione di vita, ci ha raccontato le origini delle comunità montane, le loro difficoltà, i cambiamenti nel tempo e le polemiche attuali che condizionano la ridefinizione di questo territorio.

La storia delle comunità montane risale ai tempi della Carta di Chivasso, quel documento firmato il 19 dicembre 1943 dai rappresentanti delle comunità occitane e valdostane, per i  diritti delle popolazioni alpine. Questa importante carta  afferma le identità locali, il federalismo e il sostegno dei valori locali, linguistici e culturali delle  comunità montane e rappresenta il primo passo per la definizione dell’Art. 44 della Costituzione, che riconosce l’importanza delle aree montane del nostro paese. C’è voluto del tempo per poter promuovere l’attuazione di quanto contemplato dall’Art. 44 della Costituzione. Infatti è del 3 dicembre 1971 la Legge 1102 che definisce la organizzazione e lo sviluppo della montagna, favorendo la partecipazione delle popolazioni attraverso la costituzione delle comunità montane.

Le comunità montane sono quindi unioni di comuni, enti locali montani e parzialmente montani, anche di province diverse,  con il compito di valorizzazione di se stesse per l’esercizio di funzioni proprie o conferite e per l’esercizio associato delle funzioni comunali.

L’idea iniziale era costituire una forma organizzativa dove i singoli comuni unissero  le proprie forze per promuovere la rappresentanza e lo sviluppo del territorio della comunità nella sua interezza. Con il passare degli anni, secondo il Dott. Riba, si sono rivelati alcuni elementi di fragilità, che hanno richiesto un maggior impegno e continuano ad essere un elemento critico nel lavoro che viene patto per portare avanti gli obiettivi condivisi dalle comunità montane.

Una di queste fragilità consiste nella grande difficoltà di mantenere una rappresentanza unitaria del territorio. Molte volte le comunità montane sono apparse come la somma dei comuni e non come la unione sinergica degli stessi.

Un’altra fragilità, la più grave, nata in seno alla costituzione delle comunità montane, era l’idea che la montagna fosse un luogo afflitto da un handicap geografico permanente, dovuto al fatto che le caratteristiche geologiche e altimetriche non consentivano di essere competitiva dal punto di vista economico. Di conseguenza queste popolazioni dovevano usufruire di un’integrazione economica per raggiungere l’equivalenza in termini di reddito. “La rassegnata idea di subalternità e di esistenza di un differenziale di potenzialità produttive per un territorio è un’idea deprimente”.  Queste fragilità hanno portato le comunità montane ad essere sostenute in termini di servizi alla persona, quali ad esempio i trasporti per gli alunni e per gli anziani, il recupero architettonico. Le comunità montane si sono trasformate pertanto in associazioni aventi lo scopo di gestire servizi, perdendo di vista la visione integrale e la potenzialità del territorio.
Pur se importanti, questi servizi sono elementi secondari per un vero e proprio sviluppo di una comunità.

Il dott. Riba propone uno sguardo nuovo verso la montagna. La montagna come grande riserva di materie prime rinnovabili, tra le quali l’acqua, che, ad esempio, sfruttando la forza di gravità, forza intrinseca del territorio montano, può fornire energia elettrica. La montagna, oltre ad essere un serbatoio di acqua, è una riserva di legno, di possibilità di energie alternative, quali il solare, l’eolico, di potenzialità culturali, umane, ludiche ed è una meravigliosa meta turistica.

Con questa correzione di rotta le comunità montane scommettono sul presente e sul futuro della montagna.

A presto

Maria Helena Granada Castano

Alpi 365 un grande evento per la montagna

venerdì, 9 ottobre 2009

A solo 239 mt. sopra il livello del mare, il 23, 24 e 25 ottobre presso il Lingotto Fiere ci saranno Le Alpi  nel loro splendore.

“Le nostre montagne non sono più frontiere bensì unione tra le regioni” sono le parole della Dott.ssa Daniela Garavini dell’Ufficio Comunicazione Assessorato della Montagna Regione Piemonte che confermano “l’internazionalizzazione” delle montagne che ci circondano. La Dottoressa ci ha raccontato che il biglietto da visita dell’evento “Alpi 365 Salone Expo 2009” è la formalizzazione finale dell’Euro-regione Alpi-Mediterraneo, costituita il 10 luglio 2006 dal Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria e dalle due regioni francesi Rhone Alpes e Provence Alpes Côte d’Azur (PACA). La necessità di abbattere le “frontiere simboliche” all’interno dell’area euromediterranea in generale, è una priorità. In questo caso con il PACA il Piemonte si lancia alla sfida.

Inoltre,  avremo tre giorni di esposizione, incontri, convegni, eventi dedicati al “vivere insieme”, seminari che analizzeranno risorse, attività e prospettive della vita in montagna nel quadro socio-economico e istituzionale di questa Euro-regione Alpi-Mediterraneo. Quindi, quale migliore occasione per conoscere ed apprezzare cultura, turismo, enogastronomia, fotografia, folklore, sport, ambiente, paesaggi, risorse e potenzialità delle comunità montane, associazioni, enti ed aziende che operano di questo lato e dall’altro delle montagne?

Le nostre montagne oltre ad essere risorse produttive inestimabili per il territorio sono anche spazi ludici fondamentali. Infatti il Salone della Montagna dedica  agli amanti dello sport in montagna un grande spazio denominato “Officina dello Sport” dove si presenteranno le novità  del settore tecnico  e degli articoli sportivi di montagna, puntando sul lancio delle ultimissime novità, e si potrà fare esperienza di sport di montagna da brivido. La novità assoluta è la presentazione al pubblico di una rivoluzionaria pista di ghiaccio sintetico, pari in termini di prestazioni a quella naturale.
 
Basta con le parole, ci vedremo di persona all’evento “Alpi 365 Salone Expo 2009”!

A presto,
Maria Helena Granada Castano

ALPI 365

giovedì, 8 ottobre 2009

Come abbiamo promesso, siamo già sul nostro territorio alla ricerca degli  eventi sportivi e i loro protagonisti. Ricordiamo che in questo blog i personaggi principali non saranno solo gli sportivi ma anche  tutte quelle persone che,  dietro il sipario, dal palco  o dalla regia, rendono possibili i grandi scenari  legati al mondo dello sport e tutte le innumerevoli attività trasversali che lo sport può veicolare.

Nel prossimo post avremo notizie e curiosità raccontate dalla Dott.ssa Daniela Garavini dell’Ufficio Comunicazione Assessorato della Montagna Regione Piemonte a proposito dell’atteso “Montagna Expo”, più conosciuto come il Salone della Montagna “Alpi 365” che si svolgerà presso il Lingotto Fiere dal 23 al 25 ottobre 2009.

E non finisce qui! Avremo anche notizie d’alta quota, con una lunga chiacchierata con il Dottore Lido Riba, Presidente Regionale dell’UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità  Enti Montani, sul tema delle comunità montane, il turismo, lo sport e l’etica per la montagna.

A presto

Maria Helena Granada Castano